La Liuteria Italiana Del Novecento È Ripartita Da Parma, Con La Prima Scuola Pubblica

Il ruolo della nostra città per la rinascita di un arte quasi dimenticata.
Parma, oltre a città della gastronomia è nei fatti anche città della musica. Luogo di importanti teatri come il Farnese e il Regio, e di personaggi della levatura di Nicolò Paganini, Giuseppe Verdi e Arturo Toscanini, tutt’oggi si distingue nel panorama italiano per la presenza di un’importante orchestra, quella della Fondazione Arturo Toscanini, e un rinomato Conservatorio, a cui si è aggiunto di recente l’Auditorium “Paganini” progettato da Renzo Piano.
 
Proprio nel Conservatorio di Musica “A. Boito” di Parma, nel 1929, venne istituita, per iniziativa del potestà Mario Mantovani, la prima Scuola di Liuteria in Italia, che vide come insegnanti Gaetano Sgarabotto e il figlio Pietro Sgarabotto, dando di fatto inizio a un percorso di rinascita della liuteria italiana, dopo che la scomparsa dei grandi Maestri cremonesi, come Nicolò Amati e Antonio Stradivari, per una serie di concause, ossia mutamenti politici, economici, religiosi e sociali (tra cui il passaggio dalla dominazione spagnola a quella austriaca con lo spostamento del baricentro culturale a Vienna, la fine dell’ancien régime e gli sconvolgimenti della Rivoluzione francese, la progressiva diminuzione di potere da parte del clero – basti ricordare l’eccezionale influenza della Chiesa nel commissionare opere d’arte e strumenti musicali ai maggiori artisti dell’epoca) aveva coinciso con l’inizio di una importante fase di declino.
 
Solo un decennio dopo questa scuola venne chiusa a favore di quella di Cremona, che chiamò alla guida proprio i medesimi Maestri.
 
Liuteria a Cremona: decadenza e rinascita
 
L’arte dei liutai infatti era venuta meno a Cremona nella seconda metà dell’Ottocento, con il trasferimento delle ultime famiglie a Milano. Oltretutto durante il Ventennio fascista il Regime, attraverso la figura dell’ingegnere Nino Mori, legato allo “Stile Littorio”, aveva proceduto alla demolizione di alcune botteghe di liuteria, compresa quella di Antonio Stradivari, per realizzare, tra le altre costruzioni monumentali, il nuovo palazzo delle Assicurazioni. Ma ci fu anche chi, nello stesso contesto, in occasione del bicentenario di Antonio Stradivari, nel 1937 promosse la riscoperta della raffinata arte. Parliamo del gerarca fascista Roberto Farinacci il quale decise che doveva essere Cremona ad ospitare la Scuola di liuteria, che decollò poi fra gli anni Quaranta e Cinquanta, aprendo un periodo particolarmente fecondo per la liuteria cremonese.
 
Il rilancio cremonese della liuteria
 
Chapeau poi alla vicina provincia lombarda che ha saputo sfruttare nei decenni questa opportunità. Oggi il suo Museo del Violino conserva, tra le altre testimonianze, tutti gli attrezzi, i disegni, i modelli e le forme che Stradivari aveva usato in vita per costruire i suoi celebrati capolavori, grazie a una donazione nel 1930 a Cremona da parte dell’emiliano e liutaio Giuseppe Fiorini, che acquistò il ricco patrimonio con grandi sacrifici da una famiglia nobile piemontese.
 
La sua pervicacia ha permesso inoltre l’inserimento della tradizione artigiana nel Patrimonio dell’Umanità Unesco.
 
E i suoi oltre 150 liutai fanno di Cremona la capitale della liuteria, coronando i cinque secoli di passione artigiana.
 
Parma in prima fila per il rilancio dell’arte di costruire violini e strumenti ad arco
 
Ma chapeau anche a Parma che, da sempre sensibile alla storia, alla cultura e al vivere raffinato e bello, ha avuto il merito di dare l’avvio alla rinascita della liuteria italiana del 900.
 
La città emiliana, non era certo nuova a quest’arte, rivestendo nei secoli un ruolo importante nel novero dei centri di produzione di strumenti ad arco. Già a partire dal ‘500 e 600’ Parma fu interessata da quel brulicare di botteghe di liuteria (vi operarono Giovanni Maria del Bussetto, il tedesco Ottavio Smidt, Domenico Galli) che caratterizzò il territorio del nord Italia. All’interno di questa costante vitalità spiccano nella nostra provincia tre esperienze di “Scuola”: quella del ‘700 legata al nome di Giovan Battista Guadagnini, la Scuola di Gaetano Sgarabotto che fu appunto tra gli autori della rinascita della liuteria italiana nel ‘900 e quella di Renato Scrollavezza che a partire dal 1975 ha ridato vita presso il Conservatorio di Parma alla Scuola internazionale di Liuteria a lui intitolata, oggi una delle più importanti realtà europee di formazione nel campo, ospitata dal 2006 nella prestigiosa sede del Castello della Musica, a Noceto, un centro a circa quindici chilometri da Parma.
 
“Parma oggi conta 6 liutai, una ventina in tutta la provincia (tra studenti e amatoriali), che nelle loro botteghe quotidianamente e silenziosamente, perpetrano una tradizione che ha cinque secoli di storia affascinante e raffinata”, racconta Frédéric Noharet, in arte Federico de Mori, francese di nascita e italiano per passione da quasi 40 anni.
 
Il Maestro, insegnante presso la Scuola di Renato Scrollavezza insieme alla figlia del fondatore Elisa Scrollavezza e Andrea Zanrè, aprendo le porte della sua “caverna” (come a lui piace definire la sua bottega) di via Bixio, in uno dei più vecchi palazzi dell’Oltretorrente di Parma, quartiere popolare tipico della città, racconta il suo metodo: “Cercando il segreto di Stradivari, ho trovato il mio. Una sequenza logica di gesti e di prove del suono, effettuati già durante la costruzione, consente di scolpire il suono insieme al legno. In una interazione con il musicista, si realizza insieme il proprio ideale di suono. Il suono è aria che si muove, quindi prendo l’aria, e costruisco intorno lo strumento”.
 
Ispirazione e rispetto anche nella scelta delle vernici: “Ingredienti semplici che posso procurarmi direttamente nella natura. Evito in questo modo quelli manipolati o riprodotti sinteticamente, ed effettuo di persona l’intero processo per la sua fabbricazione. Ho impiegato quasi trent’anni per trovare una ‘ricetta’ che mi appagasse”.
 
Poi il Maestro mostra i modelli, gli strumenti, la tecnica, tra l’inebriante profumo de legno appena scolpito, l’odore selvaggio dei boschi e lo spirito dell’arte. E si materializzano nell’immaginario le tappe della liuteria a Parma.
 
Le tappe della liuteria parmense: il Settecento e la scuola di Guadagnini
 
All’inizio del Settecento, quando la liuteria cremonese era al suo apice, furono attivi a Parma una serie di costruttori oggi molto apprezzati. Fra loro: Andrea Borelli (1703-1761) a cui succedette il figlio Antonio, Carlo Broschi, che operò nella prima metà del secolo, ed Andrea Gisalberti, presso il quale i famoso Maesto Giuseppe Guarneri del Gesù lavorò come apprendista.
Ma la figura di spicco del settecento parmense fu senz’altro Giovan Battista Guadagnini originario delle colline piacentine, allora facenti parte del Ducato di cui Parma era capitale.
 
Il più grande violinista di tutti i tempi scelse il fermento di Parma: Ottocento targato Paganini
 
Nell’Ottocento il personaggio a cui è necessario fare riferimento non fu liutaio ma collezionista ed appassionato di strumenti, nonché colui che viene ricordato come il più grande violinista di tutti i tempi: Nicolò Paganini (Genova 1782 – Nizza 1840). Paganini arrivò a Parma, una delle realtà culturali più importanti del Paese, con un’intensa attività in campo operistico e una fiorente tradizione di musica strumentale, caratteristica estremamente rara nell’Italia dell’epoca, nel 1795.
 
All’arrivo di Paganini le due figure più rappresentative di tale tradizione erano Alessandro Rolla e Ferdinando Paer, maestro di cappella del Ducato. Degni di nota nel corso del secolo anche Alessandro Mantovani, attivo verso la metà del secolo, il suo allievo Antonio Garsi, Ferdinando e Giovanni Leoni e Giuseppe Tarasconi, che si trasferì poi a Milano.
 
La liuteria moderna del Novecento rinasce con Sgarabotto
 
Arriviamo quindi al Novecento, l’Emilia Romagna è, insieme alla vicina Lombardia, la regione in cui prese forma un vero e proprio rinascimento della professione: “Il patrimonio di esperienze e di conoscenza dal quale oggi attingono i liutai contemporanei è frutto di una lunga opera di ricostruzione compiuta dalle generazioni passate. Il terreno perduto fu riguadagnato sul piano della tecnica e dei metodi di lavorazione, ma anche del valore di un’arte che anche nella modernità poteva dire la sua”, sottolinea de Mori.
 
Se in Emilia Romagna operarono due tradizioni – quella di Raffaele Fiorini, originale sia per le metodologie costruttive che per gli esiti stilistici, e quella di suo figlio Giuseppe, che mirò soprattutto al recupero delle tecniche della liuteria classica -, a Parma la tradizione novecentesca iniziò invece con Gaetano Sgarabotto, (1978 – 1959) vicentino di nascita ma emiliano di adozione, che si perfezionò a Milano con Riccardo Antoniazzi prima e poi con quel Leandro Bisiach che fondò, a fine ‘800, una bottega che si guadagnò fama internazionale.
 
A lui, dicevamo, fu affidato l’incarico di dirigere a Parma la prima scuola di liuteria pubblica in Italia (fu poi chiamato a sviluppare quella di Cremona). L’esperienza della scuola si concluse dopo nove anni, nel 1937, ma nel frattempo si contraddistinse per la qualità dell’insegnamento: liutai della caratura di Sesto Rocchi, Raffaele Vaccari, oltre naturalmente al figlio di Gaetano, Pietro, ne furono allievi.
 
La Scuola Internazionale di Liuteria Renato Scrollavezza
 
Fu grazie al ricordo di quella esperienza e una coraggiosa iniziativa dell’allora Presidente del Conservatorio, Giorgio Paini, che nel 1975 si ridiede vita a un progetto di rinascita di una Scuola di liuteria a Parma che riprese finalmente il suo posto all’interno del Conservatorio (oggi la sede è a Noceto) sotto la direzione di Renato Scrollavezza, uno dei più stimati liutai contemporanei.
 
La Scuola Internazionale di Liuteria Renato Scrollavezza ha diplomato liutai professionisti riconosciuti in molte parti del mondo, viene gestita da Associazione Liuteria Parmense con il sostegno dell’Amministrazione Comunale di Noceto.
 
Sicuramente il circuito dei liutai parmensi, alla luce di questa importante tradizione, andrebbe valorizzato e di certo promosso. Una di quelle tante bellezze silenziose del nostro territorio, da scoprire o riscoprire, magari visitandone le botteghe e respirando il paziente e dolce suono della maestria artigiana.
 
“Per ogni nota in aria vogliamo ringraziare: le stagioni del tempo, le cellule del legno, la terra, il sole e l’acqua, per quello che sanno fare” (Federico de Mori)

arte e musica

0
0
0
s2sdefault

©2010- Che Viaggi! NCC  |  VAT 02555700349  |  Policy Privacy
Web & Design by ABoh

This Website uses technical and third-party cookies without profiling purposes.
If you close this banner, scroll or click on any element of its consent to the use of cookies. Privacy disclaimer