Guida Per Buongustai: Nella Bassa Parmense La Migliore Cucina Al Mondo

Storia, ristoranti e tipicità della Bassa parmense in una nuova Guida gastronomica
Se il cibo più buono al mondo si trova in Emilia, la cucina migliore della regione appartiene alle terre della Bassa parmense, sempre più meta prediletta, per tour enogastronomici, da turisti in cerca di sensazioni autentiche, in termini di tradizione culinaria e di rispetto dei ritmi di una natura ferma nel tempo.
 
Per facilitare la scoperta di un territorio unico nella sua espressione culturale, sita nell’area a vocazione agricola di Zibello e lungo le sponde del Grande Fiume, Giuseppe Tomasetti, proprietario della cantina Tomasetti Family Winery, e Chichibio, critico gastronomico, hanno realizzato una nuova guida sui ristoranti della Bassa Parmense: “La cucina migliore del mondo – A gastronomic tour along the shores of the Po River”.
 
Un atto di devozione per quel “piccolo mondo” – come lo definiva Giovannino Guareschi autore della celebre saga di Don Camillo e Peppone, che qui vide i natali – dove, come scrive Tomasetti, “il cibo è rimasto immutato nei secoli, fedele alle sue radici storiche: qui regna tuttora una cultura gastronomica basata sui prodotti locali stagionali che nascono dalla terra, dal fiume, dai cieli, solcati dalle rotte migratorie (catturati e allevati) e, non da ultimo, dalle cucine di campagna dove si sono espresse generazioni di cuoche donne”.
 
Una Guida per la Bassa: “mappa” delle cucine e dei prodotti eccellenti
 
Sulla piccola Guida, bilingue (italiano e inglese), è possibile trovare una “mappa” dei principali ristoranti della zona – dalla pluripremiata Stella d’Oro di Soragna all’Antica Corte Pallavicina di Polesine Parmense dello chef Massimo Spigaroli, dall’Hostaria da Ivan a Fontanelle di Roccabianca unica al mondo per la sua “Salumoterapia” alla famosa Salsamenteria Storica Baratta di Busseto, fino Al Vedel di Colorno nota per i suoi Tortel Dòls, passando per tante altre realtà accoglienti e caratteristiche, che hanno fatto della qualità il loro baluardo. Tutti i ristoranti sono descritti per contesto, location, piatti tipici, accessibilità, e prezzo medio.
 
Altrettanto puntualmente sono raccontati nella loro unicità e soprattutto nelle loro caratteristiche organolettiche i salumi tipici che il territorio esprime: dal Culatello al Fiocco o fiocchetto di prosciutto, dalla Spalla cruda alla Coppa, dalla Gola al Lardo, dalla Cicciolata ai Ciccioli, terminando con i salami, nelle varianti Strolghino, Filzetta, Cresponi, Cresponetti, Gentile e Mariola.
 
Non manca qualche consiglio per gli amanti dei dolci, che possono appagare le papille gustativa alla Pasticceria Nuova Lady di San Secondo o NamaChoco di Soragna.
 
La mezzaluna fertile lungo il Po
 
Un piccolo libro che, anche attraverso un interessante ed essenziale excursus storico, ha lo scopo di aiutare a capire le motivazioni alla base dell’elezione sulle più note riviste internazionali, a migliore cucina del mondo.
 
La tradizione culinaria, infatti, è unica per la storia che l’ha creata e per la ricchezza delle terre, racchiuse sotto questa ansa del fiume Po, capaci di produrre cibo in abbondanza. Disboscata e bonificata dagli Etruschi, sull’area si insediarono i Romani che vi costruirono tre villaggi a Ragazzola (sede di un ponte verso la Lombardia), a Santa Croce (che ospitava il Castrum militare) e Frescarolo (scelto per le coltivazioni e gli allevamenti). Fertile e ricca la zona fu costantemente al centro di lotte tra parti contendenti.
 
Tradizione culinaria senza compromessi
 
Si mangiavano i pesci e i volatili del fiume, le carni di maiale conservate (il Culatello risale già ai tempi dei Romani) e il Parmigiano erano prodotti agricoli economicamente importanti. Come florida era la coltivazione del riso intorno a Frescarolo e a Madonna dei Prati.
 
Arrosti, bollito misto e pollame, oggi come allora, sono presenti nei menu del territorio, così come primi a base di riso, oltre agli anolini. E naturalmente Parmigiano e salumi stagionati nel microclima umido e nebbioso della Bassa parmense la fanno da padroni, in tutte le proposte.
 
Per vicinanza, inoltre, non mancano sfumature che richiamano sapori cremonesi e, soprattutto per quanto riguarda i vini, questa mezzaluna di terra è stata influenzata da Piacenza e dall’Oltrepò Pavese: non vi erano infatti uve Lambrusco, ma Barbera e Croatina.
 
E’ in questa cornice storica che vide la luce il primo ristorante italiano stellato, Cantarelli a Samboseto, che sebbene oggi sia chiuso rappresentò il cardine intorno a cui si affermarono e svilupparono i tanti ristoranti che oggi come nel passato servono la tradizione sul piatto, senza compromessi.
 
 
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